Baggio, la 10 e un Sacchi nel destino – seconda parte

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La nostra storia riparte da quella calda estate americana del 1994. Arrigo Sacchi pur tra mille dubbi ha stilato la lista dei 22 convocati dopo due anni e mezzo in cui in pratica ha schierato mezza serie A in campo. Malgrado non sia sbocciato un grande amore tra i due Sacchi sa benissimo che Baggio è il giocatore che può far girare il vento dalla parte giusta assieme ai fedelissimi della difesa dei tempi rossoneri con Maldini e Baresi in testa. I presagi non sono buoni e in aprile la nazionale perde a Coverciano con il Pontedera di Francesco D’Arrigo. La stampa non è tenera ma si sa che quando partiamo nel diluvio alla fine è possibile che splenda l’arcobaleno.

Il Mondiale inizia il 17 giugno in un paese che è più interessato alla fuga rocambolesca del campione di football americano O.J. Simpson accusato di aver ucciso la ex moglie e un suo amico. Venendo al campo la kermesse iridata si apre con il rigore calciato anche un po’ goffamente dalla grande Diana Ross nella cerimonia d’apertura che precede il debutto della Germania contro la Bolivia al Soldier Field di Chicago. I sudamericani bloccano i panzer per oltre un’ora fino a quando il portiere Trucco la combina grossa e Klinsmann ne approfitta per segnare il decisivo 1-0. Noi debuttiamo il giorno dopo a New York contro l’Eire. Liza Minelli non ci porta fortuna ma soprattutto in campo la squadra non gira a dovere e i grintosi irlandesi di Jackie Charlton difendono bene il gol di Houghton in apertura. Anche Baggio combina poco e la sconfitta ci costringe già al dentro o fuori con la Norvegia che intanto ha battuto 1-0 il Messico. Le polemiche già la fanno da padrone nei bar sport di tutta Italia e Robi è già il pomo della discordia. E non è ancora successo niente.

Il 23 giugno sempre a New York anche la squadra allenata da Egil Olsen sembra il Brasile di Pelè dopo che al 21′ Pagliuca tocca con le mani fuori area bloccando un tentativo in contropiede di Leonahrdssen. A quel punto Sacchi è obbligato a mandar dentro Marchegiani e togliere un giocatore di movimento. Un attimo di attesa e le telecamere vanno su Baggio. Prima la faccia stupita di robi, poi il ” ma questo è matto” nei confronti di Arrigo. In tanti forse lo hanno pensato mentre robi usciva sconsolato. Quello che doveva essere il suo mondiale rischia di finire li dopo 110 minuti quasi impalpabili. Stavolta Sacchi  sacrificando il suo fuoriclasse imposta la gara sul piano caratteriale lasciando stare la tattica e ne esce fuori una prova superba. All’inizio del secondo tempo si fa male Baresi, entra Apolloni, e per lui si che il mondiale pare davvero finito indipendentemente da cosa avviene in campo. Infatti una capocciata dell’altro Baggio, Dino,  su cross di un beppe Signori versione terzino ci regala la vittoria. Il Messico batte l’Eire 2-1 e adesso siamo in quattro a tre punti. La gara con il Messico a Washington vede di nuovo Baggio titolare ma è San Daniele Massaro dalla panchina al campo a segnare un gol lampo in avvio di secondo tempo e di fatto a portarci agli ottavi come migliore terza perché il Messico rimedia con una fiondata di Bernal. Lo 0-0 tra Eire e Norvegia vale il pass per noi, Messico e Irlanda e il biglietto di ritorno ad Oslo con largo anticipo a causa di una peggiore classifica avulsa della squadra di Olsen.

Approdiamo agli ottavi tra mille difficoltà e con un Baggio ancora deludente. parafrasando De Andrè si può dire che al caldo dell’ultimo sole si era assopito un calciatore. Robi soffre molto il clima americano ma come accadde anche ai mondiali in Messico le squadre europee pagano sempre di più in termine di condizioni rispetto a quelle del continente americano. Intanto in Italia continuano le solite polemiche. Chi dice che Sacchi sta rovinando Baggio e chi invece sostiene sia il numero 10 il problema degli azzurri. L’avvocato Gianni Agnelli liquida la questione con la famosa frase:” Ho cercato di rincuorare Baggio e fargli coraggio ma tenere alto il morale di Roberto non è facile. Lui è molto sensibile. Vedendo la sua faccia contro il Messico mi sembrava un coniglio bagnato, almeno così mi è parso”. Paura, smarrimento, fragilità, poca leadership. Forse Agnelli ha visto bene? o forse no. Nel primo dentro o fuori ci aspetta la Nigeria che in quel mondiale rappresenta la voglia di emergere dell’Africa nera. Travolgenti fisicamente e dotati anche di buone individualità  con giocatori protagonisti anche in campionati di alto livello con i club come Finidi, Okocha, Yekini, Ikpeba, Oliseh, Amokachi, il tutto con la regia del tecnico olandese Westerhoff che porta un po’ di concetti da calcio totale. Intanto hanno vinto il girone D spazzando via Bulgaria e Grecia perdendo di misura, ma giocando alla pari, con l’Argentina che ha già salutato Diego Armando Maradona dopo un controllo antidoping positivo proprio dopo la gara con le aquile nere. Sacchi non ascolta le sirene tentatrici che arrivano dall’Italia e Baggio il 5 luglio a Boston è ancora titolare. Soffriamo e al 26′ la Nigeria passa in vantaggio con Amunike su azione di calcio d’angolo con la difesa e Marchegiani che stanno a guardare. Ci proviamo ma non abbiamo idee. Sacchi ne ha tante ma un po’ confuse. Arrigo esclude Dino Baggio  e poi lo fa entrare per Nicola Berti ma non sembra neppure aver fortuna quando lo stesso Dino coglie un palo. Arrigo getta nella mischia Zola per Signori. Il piccolo tamburino sardo dopo tre minuti viene espulso per un fallo inesistente da Brixio Carter. L’arbitro con questa decisione vince sicuramente il premio del più confuso in campo pochi istanti dopo aver negato un rigore allo stesso Zola. Ci vuole uno che metta ordine, uno che illumini la scena di quel pomeriggio, uno che regali colore a quella maglia bianca e alla notte italiana. In realtà noi uno così lo abbiamo.Allora dai robi torna a fare il Baggio.

Minuto 88 e un piede e mezzo sull’aereo per Fiumicino: la Nigeria fa melina ma la caparbietà di Benarrivo e un rimpallo vincente di Mussi ci portano area, palla dietro per Baggio destro lento ma preciso che gonfia la rete. Pizzul quasi non ci crede mentre robi corre e apre il suo sorriso con il dito verso il cielo. La bacchetta magica del fuoriclasse arriva al momento giusto dopo un lungo letargo. Si va ai supplementari ma noi la partita l’abbiamo vinta li. Robi adesso è un altro, anzi è lui. Sacchi ci crede e si fa sentire e la squadra ora è tutta con lui togliendosi anche il peso dell’inferiorità numerica ritrovando forze che sembravano perdute. Nel primo over time Baggio trova un pallonetto deliziosa per Benarrivo che di corsa entra in area e viene stesso da Eguavoen. Brixio Carter stavolta indica il dischetto. Baggio prende il pallone lo porta sul dischetto, Rufai cerca di distrarlo alzando la mano. Robi calcia un destro potente con la la sfera telecomandata verso il palo interno e si insacca. Siamo avanti 2-1. Soffriamo ancora con Dino Baggio che salva sulla linea. Baggio sfiora anche il tris, togliendo un pallone a Massaro, poi  la fatica e i tanti crampi la fanno da padrone. La vinciamo noi perché oltre alla classe di Baggio abbiamo gente come Bennarivo che non ha mai smesso di correre e di metterci l’anima, lo stesso Donadoni che torna a spingere sulla destra e il giovane architetto di centrocampo Albertini. Usciamo dal campo stremati e tra mille poliziotti vicino alla panchina di Sacchi,  con un fiscalissimo addetto alla sicurezza che non vorrebbe neppure far abbracciare Baggio con Massaro. Il Guerin Sportivo dopo i tanti 5 regala addirittura un 10 a Baggio. Come la cambia la storia e un Mondiale in un batter di ciglio. Pensate cosa sarebbe potuto accadere in caso di sconfitta contro una  squadra come la Nigeria considerata dai tanti intenditori da salotto quasi da terzo mondo del football. Baggio e Sacchi sarebbero stati accomunati da un trionfo di fischi e prese in giro. Invece la magia, la fantasia ancora una volta hanno la meglio sugli schemi e sui cattivi presagi. Andiamo avanti.

Andrea Chiavacci

( fine seconda parte-continua)

Baggio, la 10 e un Sacchi nel destino – seconda parteultima modifica: 2016-02-16T10:16:15+01:00da chiava77
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