6 ottobre 1929. Le storie della prima di campionato

In un giorno di pioggia e maltempo di un inizio autunno di tanti anni fa partiva la grande avventura del campionato  di calcio di serie A con la formula del girone unico.

Antefatto. Fino al 1929 la massima divisione del calcio italiano era sempre divisa in gironi con l’Italia unita nel 1861 che si spezzettava di nuovo tra nord, sud e centro. Il neo eletto segretario agli interni del regime fascista e soprattutto presidente padre e padrone della F.i.g.c Leandro Arpinati vuole riorganizzare i campionati nazionali. Basta frammentazioni, anche se i gironi in quel periodo si sono ridotti a due, serve una categoria nuova. La Serie A con 16 squadre, ovvero le prime otto classificate dei due raggruppamenti nella stagione 1928-29. Nel girone A Napoli e Lazio arrivano ottave a pari merito. Come da regolamento si ricorre allo spareggio. A Milano il 23 giugno 1929 biancocelesti e azzurri si equivalgono chiudendo sul 2-2. Serve la ripetizione che dovrà disputarsi a Padova. I due club stanchi del continuo prolungarsi della stagione non sembrano però voler onorare l’ulteriore impegno. A quel punto entra in gioco il presidente del Napoli Giorgio Ascarelli che propone ad Arpinati di allargare la serie A a 18 squadre mettendo dentro anche la nona del girone E, ovvero la Triestina;  giocando così sui sentimenti patriottici del presidente federale. Vista anche l’importanza di veder rappresentate due città  come Roma, con due squadre, e Napoli Arpinati si convince e l’affare va in porto. Nasce la nuova Serie A.

Si parte. Il 6 ottobre del 1929 è previsto l’inizio del campionato. Tra le squadre favorite ci sono Torino e Bologna protagoniste dell’ultima finale scudetto, vinta dal Bologna che nel 1964 si aggiudicherà anche l’unico spareggio tricolore a girone unico contro l’Inter, ma entrambe le compagini sono reduci da una tournèè in sudamerica. Il Bologna con uno scudetto tricolore di strana forma paga subito dazio e viene schiantato per 3-0 dalla Lazio. Il Torino invece parte bene e con un gol di Vezzani vince in casa dell’altra “aggregata”  Triestina, dove debutta un giovane Nereo Rocco.

Festival del gol. Oltre alla pioggia caduta dal cielo sono copiose anche le emozioni  di quella prima giornata, addirittura per 37 volte si gonfia la rete e lo 0-0 è bandito dal vocabolario. Per uno scherzo del destino quel 6 ottobre si trovano di fronte le squadre che hanno dominato l’era pionieristica. Il Genoa con i suoi 9 scudetti e le bianche casacche della Pro Vercelli con 7 titoli. Va da se che nello stadio vercellese la sfida è in grande equilibrio e si chiude sul 3-3, proprio il bomber di casa Bajardi I segna dopo appena 3 minuti il primo storico gol del torneo. Ad Alessandria la Roma schiera l’interessante attaccante Rodolfo Volk, detto sciabbolone ,autore del primo  gol al campo Testaccio  e futuro vice capocannoniere in quella stagione con 19 reti. Volk   va subito a segno ma in casa dei grigi i giallorossi affondano per 3-1. Il Milan supera in rimonta per 4-1 il Brescia. La Pro Patria batte 4-2 la Cremonese, mentre il Modena va a vincere per 3-1 a Padova.

E la Juventus? i bianconeri stanno costruendo la grande squadra che dalla stagione seguente vincerà 5 scudetti di fila attorno al grande portiere Combi, all’argentino poi diventato oriundo Orsi , al grande Renato Cesarini e all’ex interista Cevenini III, uno dei primi giocatori simbolo anche di costume nel nostro calcio. Famose le sue fughe dai ritiri della nazionale e le sue frasi ad effetto come quella sulle qualità del genoano De Vecchi, detto il figlio di Dio:” se voi avete il figlio di Dio non ci sono problemi, io sono il padre”. Luigi Cevenini segnerà all’esordio nel vittorioso e sofferto 3-2 dei bianconeri sul Napoli ma a fine stagione, ormai 35enne, attraverserà tutto lo stivale e varcherà lo stretto per andare a giocare nel Messina.

Meazza Giuseppe Meazza in una foto dell’epoca tratta da wikipedia.

Meazza trascina l’Ambrosiana. In piena autarchia l’Internazionale Football Club 1908, ovvero la beneamata Inter, è costretta a cambiare nome. I nerazzurri non sono tra i favoriti ma il giovane tecnico austriaco Arpad Weisz sa il fatto suo. Weisz studia il WM del mister dell’Arsenal Chapman ma è molto vicino anche al Metodo di Vittorio Pozzo. All’esordio il 19enne Meazza va a subito a segno dopo sei minuti nello stadio militare dell’Arenaccia di Livorno. Raddoppia il centrocampista Rivolta e Palandri firma il punto della bandiera per gli amaranto. Meazza diventa, in futuro assieme a Silvio Piola, il più grande fuoriclasse e cannoniere dell’epoca. Famoso per la brillantina in testa, per le sigarette e per fare la bella vita in campo è però incontenibile e vincerà anche due titoli mondiali con la nazionale di Vittorio Pozzo. A fine carriera Meazza giocherà anche con i nemici della Juventus e del Milano, il Milan che cambia nome sempre per volere del regime contro le diciture anglosassoni,  e segnerà addirittura in un derby contro i nerazzurri. In quel 1929-30 però con i suoi 31 gol mette una firma indelebile sullo scudetto dell’Ambrosiana che si laurea campione d’Italia con due punti di vantaggio sul Genoa, anche qui corretto in Genova, dei vari Checchi III, Levratto e Banchero I autore di 17 reti. La consacrazione aritmetica per i nerazzurri arriva il 29 giugno del 1930 con la vittoria per 2-0 sulla Juventus, che chiude al terzo posto, con reti di Gipo Viani e Conti. Retrocedono in B Padova e Cremonese.

Che fine hanno fatto. I protagonisti di quella prima  giornata e di quel primo campionato a girone unico hanno vissuto destini diversi. Arpad Weisz vinse altri due scudetti con il Bologna che tremare il mondo fa, poi il dramma dell’odio razziale gli fa conoscere la prigionia  e infine la morte il 31 gennaio del 1944 nel campo di concentramento di Auschwitz. Rodolfo Volk segnerà oltre 350 gol in carriera ma lascerà nel 1933 la Roma per andare a vincere un campionato di serie C con il Pisa. Giocherà soprattutto nella Fiumana e chiuderà la carriera nel 1949, a 43 anni, nel Montevarchi. Tornerà a Roma dimenticato da tutti. Farà il portiere d’albergo e morirà solo in una casa di cura il 2 ottobre del 1983, pochi mesi dopo il secondo scudetto degli amati giallorossi. Il presidente Arpinati si rifiutò di aderire alla repubblica sociale di Mussolini dopo l’8 settembre del 1943 e nascose nella sua tenuta molti ex prigionieri alleati,  con il CLN che gli garantì la protezione. Questo non bastò ad Arpinati per salvarsi perché poco prima della liberazione, esattamente il 22 aprile 1945, venne ucciso. Sulla storia restano molte ombre e diverse versioni su chi abbia commesso l’omicidio. Cevenini III smetterà di giocare e farà con poco successo l’allenatore. Morirà nel 1968 nella sua casa di Masano di Villa Guardia. Su Meazza poco da aggiungere, a parte il fatto che dopo la sua morte nel 1979 gli viene intitolata quella che ancora oggi è considerata la scala del calcio.

 

6 ottobre 1929. Le storie della prima di campionatoultima modifica: 2015-10-06T13:06:28+02:00da chiava77
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