Giorgio Bambini e i pugni di Foreman

La boxe racconta sempre storie epiche e talvolta dimenticate. Una di queste è la parabola di un postino di La Spezia che alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968 si trovò di fronte addirittura a George Foreman nella semifinale del torneo dei pesi massimi oltre gli 81 Kg .

Il postino in questione è  Giorgio Bambini ed è l’uomo di punta del pugilato azzurro alle olimpiadi messicane. Bambini nel 1967 ha vinto l’oro ai giochi del mediterraneo di Tunisi nei massimi e nelle olimpiadi della contestazione ha raggiunto brillantemente la semifinale battendo ai punti il tedesco federale Renz e il bulgaro Pandov. Tra Bambini e la finale c’è però  l’americano George Foreman, già all’epoca paragonato in modo azzardato a Cassius Clay che intanto ha già cambiato da 4 anni il suo nome in Muhammed Alì dopo essersi convertito all’Islam. Alì verrà chiamato alle armi e dopo aver disertato sarà detronizzato della sua corona mondiale dei pesi massimi nel 1967. Ma questa è un’altra storia che in un certo senso però si intreccia con quella olimpiade bellissima e drammatica al tempo stesso, dopo la strage di piazza delle tre culture del 2 ottobre 1968.

Come cantava Mauro Lusini, e successivamente anche Gianni Morandi, ci sarà stato sicuramente un ragazzo che come Bambini e Foreman amava i Beatles e i Rolling Stones, ma anche Janis Joplin e i Doors, e venne mandato a morire in Vietnam. Non uno ma centinaia, migliaia di ragazzi così. Gli stessi ragazzi che morivano in piazza delle tre culture sotto i colpi dell’esercito messicano o quelli della primavera di Praga o delle pantere nere che combattevano per i diritti dei neri d’america come Foreman. In questo clima si vivono quei giochi e come vedremo neppure George Foreman resta fuori dalla polemica politica.

Veniamo alla semifinale olimpica datata 26 ottobre 1968. il pugile azzurro non parte battuto dai pronostici. Foreman da molti viene considerato un colosso d’argilla, potente ma grezzo. Bambini in nazionale è imbattuto. Si combatte senza caschetto protettivo e i colpi non sono certo quelli dei dilettanti che hanno animato i tornei di boxe negli anni a venire fino a Londra 2012. Siamo di fronte a pugili veri, già maturi nonostante la giovane età. Diciannove anni Foreman, ventitre Bambini che è nato a La Spezia il 24 febbraio 1945 ed ha comunque un fisico di tutto rispetto: 1,92 per 82 chilogrammi. L’incontro fra i due Giorgio è a senso unico fin dalla prima ripresa, qualcuno ha anche inventato un immediato epilogo con ritiro di Bambini visto che non c’era diretta Tv in Italia.  Bambini  appare impacciato di fronte a Foreman. Nella seconda ripresa l’italiano qualche colpo lo mette a segno ma i pugni di Foreman sono pesantissimi e spesso Bambini nel corpo a corpo ricorre alla cintura per perdere tempo ed evitare il peggio.

All’inizio della terza ripresa Foreman martella letteralmente Bambini che va al tappeto con una vistosa ferita al sopracciglio sinistro. l’azzurro si rialza ma una volta contato dall’arbitro si mette all’angolo e non tornerà più sul ring. La leggenda vuole che i tecnici italiani abbiano gridato più volte di tornare a combattere ma Bambini sembra abbia risposto con un lapidario:”Non sono matto, quello mi ammazza”. Storia o leggenda? ma qualcosa di vero c’è. Finisce così. Bambini si ferma al bronzo che è comunque l’unica medaglia italiana a Messico 1968 nel pugilato. Solamente alle olimpiadi di Parigi nel 1924 era andata peggio, con zero medaglie.

Su L’Unità del 27 ottobre 1968 l’inviato a Città Del Messico Peter Walshoe scrive così di Foreman”:” L’avversario dell’italiano  dell’ italiano non ha niente di eccezionale. Foreman ha un fisico poderoso ma come pugile vale poco anche se cerca di scimmiottare Cassius Clay( anche in un giornale comunista Alì veniva chiamato all’occidentale). Tutto sommato Bambini ha fatto quello che poteva con un superdotato, almeno fisicamente, avversario”. Certo che lo stile di Foreman non è mai piaciuto e lo stesso George è sempre stato poco amato, soprattutto dalla popolazione afro americana. In particolare non venne gradito il gesto di sventolare orgogliosamente sul podio olimpico, dove c’era anche Bambini, la bandiera Usa dopo aver vinto l’oro battendo in finale il sovietico Cepulis in piena guerra fredda. Pochi giorni prima Smith e Carlos avevano alzato il pugno chiuso con il guanto nero come sostegno alle pantere nere  sul podio dei 200. Si, proprio nella gara più bella della storia dell’atletica leggera quella del 19″83 di Tommie Smith battuto sulla stessa pista da Pietro Mennea 11 anni più tardi. In piena segregazione razziale lo sventolare una bandiera a stelle e strisce da parte di un afro americano era visto come un tradimento.

Foreman diventerà campione del mondo nel 1973 battendo  uno dei pugili più amati Joe Frazier, smoking joe,  ma perderà il titolo  nel 1974 da un rinato Mohamed Alì che dimostrerà tutta la sua classe e intelligenza pugilistica abbattendo la forza bruta del colosso d’argilla. E’ il rumble in the Jungle , l’incontro di boxe più famoso di sempre combattuto per volere del tiranno dello Zaire Mobutu e dell’odore dei soldi. Una borsa di cinque milioni di dollari a testa preceduta da un festival cui parteciparono molti musicisti afro-americani tra i quali i compianti B.B. King e James Brown. Foreman conobbe il declino dopo quella sconfitta ma tornerà sul ring. Combatterà fino al 1997 all’età di 48 anni e conquisterà di nuovo il titolo dei massimi nel 1991.

Ma intanto Bambini che fine ha fatto? Giorgio Bambini ha iniziato la carriera da professionista nel 1969 e in due anni ha combattuto 15 volte vincendo sempre, 5 per K.o, ma i guadagni non erano certo quelli dei colleghi statunitensi. Alla fine del 1971 Bambini torna a fare il postino e si ritira da imbattuto. L’unica sconfitta tra dilettanti e professionisti resta quella contro Foreman, sicuramente la giornata che ha segnato la sua vita. Da quel momento si perdono le sue tracce. Bambini può dire di avere una cosa in comune con Foreman, Alì e Frazier; tutti e 4 hanno tenuto al collo una medaglia olimpica. D’oro per gli statunitensi, di bronzo per la meteora azzurra.

Andrea Chiavacci

Giorgio Bambini e i pugni di Foremanultima modifica: 2015-08-25T22:26:59+02:00da chiava77
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