Di che esultanza sei?

L’Ungmennafélagio Stjarnan, il club finlandese prossimo avversario dell’Inter in Europa League, ha praticamente messo su una compagnia teatrale pronta ad andare in scena dopo ogni gol. Non sono esultanze spontanee o ripetute per scaramanzie, oppure anche decise a tavolino. Sono vere e proprie scenette in cui i giocatori finlandesi vanno a pescare, oppure a correre in bicicletta.

Nella storia del calcio l’esultanza è da sempre la celebrazione della massima espressione della messa laica: il gol. Un tempo si alzava le braccia e ci si abbracciava tra compagni, poi negli anni le cose sono cambiate e quella finlandese è solo l’ultima frontiera di una serie infinita.

Un grande campione come Johan Crujiff era poco incline all’esultanza e al contatto con i compagni, nell’ultimo periodo all’Ajax si ricordano delle semplici strette di mano tra lui e i giovanissimi Kieft e Frankie Rijkaard. In Italia la moda è esplosa negli anni 80, soprattutto grazie a qualche nuovo straniero, arrivato nel nostro paese dopo la riapertura delle frontiere. Ad Avellino Juary andava alla bandierina e faceva una danza propiziatoria, scena ripetuta anche in finale di Coppa Campioni del 1987 quando segnò il gol vittoria del Porto al Bayern Monaco a Vienna, dopo il tacco di Allah di Madjer che invece si inginocchiava. A Italia ’90 sarà l’eterno Roger Milla a fare diversi show alla bandierina, una volta dopo essersi beffato di Renè Higuita.  Alla bandierina andrà anche Batistuta che però dopo i gol non ci balla intorno, ma ci si appoggia trionfante. Il bomber viola e poi della Roma inventerà anche la celebre mitraglia. Van Basten, invece dopo il saltino dal dischetto faceva un balletto sempre verso la bandierina, senza però toccarla. Una volta però il cigno di Utrecht quel balletto lo fece in faccia a Pasquale Bruno, caduto a terra dopo un autogol, alla faccia di chi diceva che aveva poco fegato.

Paulino Evair dell’Atalanta faceva l’aeroplanino, anticipando così Montella, e anche Ronaldo che spiccava il volo ricordando molto il cristo di Rio De Janeiro, che sovrasta la città brasiliana. Tra le classiche si ricordano le corse sotto la curva di Pruzzo, del danese di Pisa Klaus Bergreen e del pisano juventino Marco Tardelli. Schizzo poi entrerà nella storia con l’urlo mundial del 1982, anticipato nell’europeo ’80 dopo il gol vittoria all’Inghilterra a Torino, poi ripetuto da Fabio Grosso sempre alla Germania nella semifinale del mondiale tedesco del 2006.

Chi si avvicina maggiormente all’esultanza dei finlandesi in Italia fu il Bari di Protti e Tovalieri con il celebre trenino a metà anni novanta, un periodo in cui si iniziavano a vedere esultanze di gruppo come quella del Brasile che a Usa 94′ faceva il verso della culla per celebrare le nascite dei figli di Bebeto e Leonardo. Il Piacenza di Pasquale Luiso e, qualche anno dopo,  la  Lazio di Claudio Lopez  ballavano la macarena o c’è chi fa qualche passo come Panucci e Weah nel Milan di Capello.

Ci sono poi quelli che si tolgono la maglia, un tempo un classico, oggi c’è l’ammonizione, oppure chi come Ravanelli se la portava sulla testa tipo uomo ragno. C’è chi si alza la maglia del club per mostrare un messaggio ai figli o alla fidanzata, come Totti, o per parlare d’altro. C’è chi faceva capriole come il genoano Thomas Skuravhy o Tino Asprilla, e soprattutto il nigeriano Obinna tornato la scorsa stagione al Chievo e ora al Lokomotiv Mosca. Chi si sfracassa su un cartellone pubblicitario, come Zinedine Zidane dopo un gol a Udine, chi fa i ciucci come Di Natale e il solito pupone Totti o le linguacce come Alex Del Piero. C’è chi bacia la maglia e giura amore eterno e poi ne bacia altre cento, vero Ibra, ma non solo lui.

Arriva poi il periodo degli emulatori, quelli che osannano i loro idoli come Fabrizio Miccoli o Vucinic che imitano miti del Wrestling, chi si spara in testa come Chevanton e chi si metteva le mani sui larghi fianchi come Gascoigne , anche lui linguacciuto, e chi su fianchi meno larghi come lo juventino Andreas Mùller. Ci sono toreri e matador ma anche chi si fa tutto il campo per esultare sotto la curva avversaria come i laziali Chinaglia e Di Canio al derby, o come Adebayor sotto la curva dell’Arsenal quando giocava nel City. In questo genere spiccano le due dita di Robin Friday del Cardiff City contro il portiere del Luton Town , l’anglosassone fuck-off, che è anche la prima foto apparsa su questo blog.

Ma il calcio per molti è come  una droga, o come il sesso o una valvola di sfogo. Così è per Robbie Fowler che dopo un gol decisivo in Liverppol-Everton Sniffa il terreno di gioco, per Cristiano Lucarelli che mima un amplesso con la maglia del Livorno per il ritorno in A degli amaranto dopo quasi cinquant’anni, e  per Pippo Inzaghi che urla fino a perdere tutto il fiato in gola come quando portò il Milan al trionfo di Atene.

Infine gli allenatori: la pacatezza di Ancelotti e Fergusson nel seguire l’azione e poi alzare le braccia al cielo, i salti di Conte e soprattutto le corse di Josè Mourinho e Carletto Mazzone, quest’ultimo inferocito contro i tifosi dell’Atalanta.

Meglio fermarci, se no facciamo notte, tante sono che è impossibile ricordarle tutte. Quella però che mi ha colpito maggiormente è  di George Best, aggrappato al palo dopo aver segnato il suo sesto gol in una partita del quinto turno di  Fa Cup sull’improbabile campo del Northampton Town nella stagione 1970-’71. Quella difficoltà ad esultare, quella sofferenza colpiscono ancora. Li sta tutto il suo genio e la sua insostenibile fatica nel reggere una partita di calcio. Non c’è solo gioia dopo un gol segnato quando ha messo a sedere la stralunata difesa avversaria,  e che vale un record ancora imbattuto.

 

Di che esultanza sei?ultima modifica: 2014-08-11T20:25:48+02:00da chiava77
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