Stein, Johnstone e Facchetti, la fine della grande Inter e tante storie che tornano in campo stasera

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Torna in campo l’Europa League e per una serata noi “malati” del calcio anni 70 e 80 riassaporeremo il gusto di vedere o sentire, visto che solo la radio ci può dare il sapore vero della diretta contemporanea, le partite quasi in contemporanea e nel giro di 4 ore.Una coppa che quest’anno vale un posto nella miliardaria Champions League per chi riuscirà ad alzare il trofeo a Varsavia il 27 Maggio. Su tutti la sfida tra Celtic e Inter, ma non solo.

Una volta si cominciava il pomeriggio presto, oggi invece l’abbuffata comincia alle 19 e si concluderà alle 23. Non è solo operazione nostalgia perchè le gare in programma oggi sono di grande interesse e ci sono 5 italiane pronte a dar battaglia e magari dare un calcio alla crisi del pallone italico. La Roma sfida alle 19 il Feyenoord. I giallorossi hanno vinto il loro unico alloro europeo nel 1960-’61 alzando al cielo di Roma la “nonna” dell’Europa League, ovvero la Coppa Delle Fiere, dopo aver battuto nella doppia finale il Birmingham: Un torneo che vedeva protagoniste le città sede di Fiere internazionali, poi venne sostituito dalla Coppa Uefa rimasta in auge fino al nuovo millennio e diventata terra di conquista per le italiane. Il Feyenoord invece la coppa UEFEA l’ha alzata nel 2002 proprio a Rotterdam battendo 3-2 il Borussia Dortmund dopo aver fatto fuori in semifinale l’Inter di Cuper in odore di 5 maggio. Sempre a che vedere con l’Italia e Milano il successo più importante dei biancorossi: la Coppa Campioni vinta a Milano per 2-1 sul Celtic, con rete decisiva di Kinvdall ai supplementari, ed arbitrata da Concetto Lo Bello. Una vittoria che anticipò il ciclo del grande Ajax.

Anche il Torino gioca alle 19 contro l’Atletic Bilbao e vuole provare a ripetere le imprese della stagione 1991-’92. Casagrande, Scifo, Marchegiani, Venturin, Policano, Benedetti, Mussi, Pasquale Bruno, Lentini, Martin Vazquez, Tarzan Annoni e capitan Cravero arrivarono fino alla doppia finale contro l’Ajax, quella della sedia in aria di Mondonico che reclamava un sacrosanto rigore. I granata battendo in semifinale il Real Madrid toccarono comunque il loro punto più alto in Europa dai tempi del leggendario Torino di Valentino Mazzola. Negli anni 40 non si giocava le coppe ma il prestigio mondiale era altissimo nei confronti di quella squadra perita a Superga proprio al ritorno da una gara internazionale a Lisbona. I baschi, invece, persero una finale UEFA nel 1977 contro l’altra squadra di Torino, la Juventus. I bianconeri difesero a denti stretti l’1-0 di Tardelli dell’andata nella bolgia di Bilbao. Decisivo il gol lampo di Bettega, ma i biancorossi mai domi pareggiarono subito con Irureta e poi Carlos a 12 minuti dalla fine riaprì i giochi. Zoff e la difesa juventina, in maglia azzurra con inserti gialli per onorare la città di Torino, resistono e il 2-1 basco è inutile e il dirimpettaio del Dino nazionale, il grande Iribar, dovette accontentarsi dell’applauso del suo orgoglioso pubblico. La Coppa va in Italia per la prima volta dopo la Fiere della Roma.

Tanti incroci ma non per il Napoli che sempre alle 19 gioca a Trebisonda con il Trabzonspor e vuol vincere quel trofeo che conquistò nel 1988-’89 con Maradona, Careca, Alemao, Ferrara, De Napoli e compagnia bella nella doppia entusiasmante finale contro lo Stoccarda. In Germania sembrava di stare a Fuorigrotta dopo quel 3-3 che regalò il primo e unico trofeo europeo ai partenopei. Alle 21,05 Tottenham-Fiorentina è incrocio storico tra Italia e Inghilterra. Proprio contro una brittanica, gli scozzesi dei Rangers Glasgow, i viola hanno vinto la prima Coppa Delle Coppe della storia nel 1960-’61 con un 2-0 fuori ed un 2-1 al Comunale firmato dai tre gol fatali di Milani e dalla gemma dell’uccellino Hamrin.

La gara dal maggior fascino storico è sicuramente Celtic-Inter, sempre alle 21,05 al Celtic Park. L’imponente stadio scozzese si colorerà di biancoverde e rimbomberanno nelle orecchie di Mancini i canti dei tifosi e soprattutto I just can’t get enough dei Depeche Mode ormai inno della firm scozzese che ha adottato anche il Youll never walk alone della kop di Anfield Road a Liverpool. Risuonerà nelle orecchie e nei cuori dei tifosi interisti con qualche capello bianco la filastrocca della grande Inter di Helenio Herrera, che nel tardo pomeriggio del 25 Maggio del 1967 a Lisbona chiuse un suo ciclo. Ricordò pochi giorni fa Sandro Mazzola che i nerazzurri sottovalutarono non poco l’avversario. L’Inter aveva vinto la Coppa Dei Campioni nel 1964 e nel 1965 ed in entrambi i casi aveva bissato la coppa non ancora dalle grandi orecchie con quella Intercontinentale e si avviava a vincere anche il quarto scudetto in 5 anni, visto che l’attendeva la non impossibile trasferta di Mantova all’ultima di campionato. Il Celtic era vista come una squadra di mattacchioni guidata però da un’altro mago come Jock Stein. I biancoverdi passavano le ore della vigilia a parlare con i tifosi, si concedevano birre e sigarette e non sembrava nemmeno che stessero affrontando una finale così prestigiosa, tra l’altro per la prima volta. L’Inter è più abituata e pensa di farcela.

La filastrocca, prego. Si ma le squadre devono andare in campo e l’Inter non è proprio quella della storica filastrocca che 3 anni prima chiuse l’epoca da leggenda del Real Madrid di Puskas e Di Stefano. In campo al Prater:  Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Milani, Jair, Mazzola, Suarez e Corso. Poi l’anno dopo arrivò Peirò e in quel 27 Maggio del 1967 a Lisbona non c’erano per motivi diversi Milani, Suarez, Jair e Tagnin. Dentro Bedin, Uno che comunque fu protagonista della Coppa Del 1965 quella vinta allo stadio dei centomila, ovvero l’attuale Giuseppe Meazza in San Siro, contro il Benfica, poi Bicicli, Cappellini e un giovane Angelo Domenghini. Dall’altra parte Stein deve tenere a freno i suoi Beat con in testa Gemmel e soprattutto l’estro dell’ala destra Johnstone. Si parte davanti a 45.000 spettatori in uno stadio con una enorme tribuna di fianco ai giocatori radunati per le foto di rito e una piccolissima alle loro spalle, il Da Luz deve ancora nascere. Al 5′ l’arbitro della Germania Federale dal nome impronunciabile,  Tschenscher, concede un rigore all’Inter per un fallo subito da Bicicli.  Dal dischetto Mazzola  con tranquillità spiazza Simpson. L’Inter controlla con tranquillità e il primo tempo corre via liscio. Ma è all’intervallo che cambia tutto, probabilmente nella testa. L’Inter è più forte ha una difesa impenetrabile e persino Edmondo Fabbri che non sopportava Herrera non rinunciò a Burgnich e Facchetti, ma Picchi si, nel disastroso mondiale inglese del 1966. Le colpe non erano certo degli interisti che tutto vinsero con il mago e ancora erano giovani e forse si sentono troppo sicuri di fronte agli scozzesi già sotto di un gol.

Ci pensa Jimmy. Alzi la mano chi non ha avuto un babbo o un nonno che gli abbia raccontato di quanto in quel secondo tempo quel diavolo di John Johnstone abbia fatto penare quel gigante di Giacinto Facchetti. Jimmy Johnstone è dotato di una classe enorme, inversamente proporzionale all’altezza di 1,55 che gli permette di sgusciare via a Facchetti, Picchi e compagni. Al 63′ Johnstone vede libero Gemmel che con un tiro da 25 metri batte Sarti. A cinque minuti dalla fine gli scozzesi sfondano dalla parte opposta Lennox che serve Chalmers, destro dal limite e 2-1. Nicolò Carosio alla TV quasi non crede ai suoi occhi. Il Celtic è campione d’Europa. L’Inter tre giorni dopo perde a Mantova con una papera di Sarti e regala lo scudetto all’odiata Juventus. E’ la fine di un grande ciclo, quello del presidente Angelo Moratti e del Mago Herrera. Stein alza la coppa ed è considerato un po’ il padre calcistico di Sir Alex Fergusson.

Destini tragici. Stein morirà in panchina il 10 settembre 1985 a Cardiff mentre dirige la nazionale scozzese nel derby contro il Galles. Al suo posto ai mondiali del 1986 ci sarà proprio Fergusson. Johnstone dopo 515 partite e 130 gol nel Celtic si spenge il 13 Marzo 2006 a 61 anni, colpito dalla SLA, precedendo di qualche mese il grande e leale rivale di quel 27 Maggio 1967: Giacinto Facchetti.

Un ultima cosa: l’ultima squadra italiana che ha vinto la Coppa UEFA è il Parma di Crespo e Malesani nel 1999. Una società che in queste ore sta vivendo momenti molto difficili. Buona Europa League a tutti.