Baggio, la 10 e un Sacchi nel destino

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Non ha inciso sui due unici scudetti che ha vinto, vanta un palmares inversamente proporzionale alla sua enorme classe, ha sbagliato un rigore in una finale mondiale, litigato con tanti presidenti e allenatori ma alla fine è il più amato dagli italiani anche a oltre dieci anni di distanza da quando ha appeso le scarpe al chiodo. Si, perché Roberto Baggio quando al minuto 84 di Milan-Brescia, domenica 16 maggio 2004, ha lasciato il campo per far posto a Giuseppe Colucci non solo ha chiuso la sua carriera ma in quel momento ha messo fine ai sogni e all’eterna gioventù di tanti ragazzi innamorati del calcio grazie a lui, il ragazzo di Caldogno con riccioli e codino che fin dalle notti magiche di Italia 90 esaltava il pubblico e faceva storcere il naso ai tanti tromboni del nostro calcio. Il pallone d’oro del 1993 ha scritto poesie con i suoi piedini fatati e il suo numero 10 malgrado la sfortuna sia sempre stata in agguato fin dal lontano 5 maggio 1985.

Roberto a soli 18 anni ha disputato una grande stagione in serie C1 con il Lanerossi Vicenza segnando 12 reti e lanciando i biancorossi verso la promozione. Nell’anno di grazia del Verona di Bagnoli già mezza Serie A gli fa la corte. Il presidente Dario Maraschin viene convinto dagli argomenti, due miliardi e settecento milioni di lire, di Ranieri Pontello e pochi giorni prima della gara che può riportare in B i veneti Baggio diventa un giocatore della Fiorentina. Quel 5 maggio il Lanerossi Vicenza affronta il Rimini di un giovane allenatore romagnolo che inizia a predicare concetti già noti grazie all’Ajax e all’Olanda del calcio totale di Rinuls Michels( ma anche Maestrelli, Vinicio, Radice e Nils Liedholm hanno fatto qualcosa di simile): zona, pressing e soprattutto la tattica del fuorigioco. Viene da Fusignano e si chiama Arrigo Sacchi, ovviamente non sa che il baby prodigio dall’altra parte segnerà per sempre nel bene e nel male la sua esperienza come C.t. della nazionale quasi dieci anni dopo. Baggio va subito in gol e il Menti esplode. La B è a un passo e il ricciolino ha già fatto il regalo di addio. Ad un certo punto, quando meno te lo aspetti qualcosa fa crack così la favola da rosa si tinge di nero. In un contrasto con un avversario la gamba destra di Baggio si gira di colpo come il suo destino. Partono il crociato anteriore, la capsula, il menisco e il collaterale. Il Vicenza torna in B e Sacchi intanto va al Parma ma non è un bel giorno. La Fiorentina però ha il coraggio di credere in Roberto e iniziano le cure e la lenta e faticosa risalita in cui Baggio trova anche una grande forza interiore.

In due anni sta più in sala operatoria che in campo. Gioca il torneo di Viareggio ma il campo lo vede poco perché Agroppi non vuol rischiarlo  una volta tornato in gruppo all’inizio della stagione 1986-’87 con mister Bersellini debutta in A ma si fa subito male in allenamento verso la fine di settembre, dopo una grande partita giocata al Comunale contro la Sampdoria. La dea del calcio ha un numero nel destino e quello è sicuramente il 10. Il 10 maggio al San Paolo sono di fronte Napoli e Fiorentina. Con un punto gli azzurri possono festeggiare il primo scudetto della loro storia. Da una parte il numero 10 di Maradona splende sul mondo dopo le imprese con la sua Argentina a Messico 86 e dall’altra parte Antognoni gioca la sua penultima partita con il numero 10 viola, il numero a cui ambisce Roberto che vuole dare un calcio alla sfortuna e intanto si consola con l’11. In comune tra i due 10  i tanti infortuni in carriera.  Il Napoli passa in vantaggio con Carnevale ma a pochi minuti dalla fine del primo tempo Pairetto concede una punizione dal limite per la Fiorentina. Sul pallone c’è anche Antognoni ma  Baggio prende coraggio e calcia con il destro sul secondo palo. Il tiro non è potente e rimbalza più volte a terra ma Garella non copre sulla sua sinistra ed è battuto. Garellik si arrabbia con i compagni ma la frittata è sua, però la notizia è un’altra: Roberto finalmente si è sbloccato. La prima rete in serie A segna la sua rinascita. Il punto vale lo scudetto per il Napoli e la salvezza per i viola.

La prima grande recita con il numero 10 però è rimandata di qualche mese e non c’è miglior palcoscenico possibile della scala del calcio per dimostrare quanto vali. Il 20 settembre 1987 la Fiorentina alla seconda di campionato è di scena al Meazza contro il Milan. Sulla panchina rossonera da Parma è da poco arrivato Arrigo Sacchi. Gli schemi prima di tutto ma senza un colpo di testa sensazionale di Gullit probabilmente non avrebbe vinto la settimana precedente a Pisa. E’ l’alba del Milan degli olandesi, di Berlusconi e dei trionfi europei e mondiali. L’inizio però è difficile e un grande libero come Baresi , quel giorno assente per infortunio come Paolo Maldini, non riesce ad adattarsi agli schemi di Arrigo che voleva portare Gianluca Signorini al Milan dopo le belle stagioni nel Parma in cui mandava a memoria i dettami del maestro fusignate. La gara con la Fiorentina è l’esempio lampante di tutte queste difficoltà. Il Milan fa la partita ma Landucci para tutto e il contropiede della Fiorentina di Eriksson è micidiale. Segna Diaz al 76′ dopo una respinta corta di Galli su tiro di Baggio. Poco dopo Roberto si mette in proprio e sfruttando lo spazio creato dall’argentino infilandosi in mezzo tra Tassotti e Filippo Galli poi mette a sedere l’ex viola Giovanni Galli e appoggia in rete di destro. A quel punto si accascia a terra e alza le braccia al cielo. Applausi, ma Sacchi non ride anche se poi a fine stagione i rossoneri conquisteranno lo scudetto con una rimonta entusiasmante nei confronti del Napoli iniziando il suo ciclo di grandi vittorie al Milan.

E’ la svolta per Baggio. Seguono tre grandi stagioni con l’esordio e i primi gol con la maglia della nazionale, l’abbraccio al buddismo e il mondiale in Italia. Roberto però ci arriva con grande confusione. La Fiorentina lo ha appena ceduto alla Juventus scatenando la rivolta dei tifosi viola. Il C.t. Azeglio Vicini non lo vede tantissimo. La stella dovrebbe essere Vialli ma il doriano non è al meglio. Baggio debutta solo alla terza partita del girone contro la Cecoslovacchia all’olimpico e segna uno dei suoi gol più belli. Kadlec da qualche parte lo sta ancora cercando dopo la sua ultima finta. In semifinale a Napoli contro l’Argentina  Vicini lo fa partire dalla panchina e quando entra in campo il portiere Goigoechea gli mette in angolo una bella punizione durante i supplementari. Dal dischetto Baggio e Maradona non sbagliano, De Agostini e Serena si. Robi piange, Maradona esulta nella sua Napoli e spegne il sogno di milioni di italiani. Ci consoliamo con Schillaci re dei bomber e la vittoria nella finale per il terzo posto a Bari con altro grande gol di Robi all’Inghilterra. Con Schillaci l’intesa non funziona allo stesso modo nella Juventus evaporata nelle bollicine del calcio champagne di Maifredi. I primi anni novanta per Baggio sono comunque quelli della maturità e della conferma con un nuovo incrocio con Sacchi. Dal novembre 1991 Matarrese chiama Arrigo alla guida della nazionale.

L’assorbimento degli schemi e della mentalità sacchiana è ancora più difficile in nazionale che al Milan dove si lavorava tutti i giorni. Tanti rossoneri in azzurro ma per agguantare il pass per Usa ’94 sono fondamentali le cinque reti di Roberto che assieme all’altro Baggio, Dino,  costruisce l’azione che porta alla vittoria per 1-0 nella sfida chiave contro il Portogallo del 17 novembre 1993 al Meazza rifinita in rete dal centrocampista passato dalla Juventus al Parma. Si aprono le porte degli Stati Uniti e si chiude un 1993 magico per Baggio che in pratica trascina la Juventus di Trapattoni alla terza Coppa Uefa della sua storia. Indimenticabili le prodezze in semifinale contro il Psg di George Weah e nella doppia finale stravinta contro il Borussia Dortmund. Robi si merita il pallone d’Oro di France football che gli viene assegnato dai giornalisti di tutta Europa. Baggio vince anche il Fifa world player, premio nato solo nel 1991, e arriva in Usa da numero 1 malgrado la Juventus fallisca ancora l’obiettivo scudetto nel periodo di massima gloria del Milan di Capello che vince anche la Champions League. ( fine prima parte).

Andrea Chiavacci

 

Crediti: Dati statistici e alcuni aneddoti si trovano nello speciale Guerin Sportivo di Rossano Donnini uscito nel 2004 per festeggiare i 200 gol di Baggio in Serie A.

 

Baggio, la 10 e un Sacchi nel destinoultima modifica: 2016-02-09T15:19:22+00:00da chiava77
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