Baggio, la 10 e un Sacchi nel destino – seconda parte

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La nostra storia riparte da quella calda estate americana del 1994. Arrigo Sacchi pur tra mille dubbi ha stilato la lista dei 22 convocati dopo due anni e mezzo in cui in pratica ha schierato mezza serie A in campo. Malgrado non sia sbocciato un grande amore tra i due Sacchi sa benissimo che Baggio è il giocatore che può … Continua a leggere

Baggio, la 10 e un Sacchi nel destino

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Non ha inciso sui due unici scudetti che ha vinto, vanta un palmares inversamente proporzionale alla sua enorme classe, ha sbagliato un rigore in una finale mondiale, litigato con tanti presidenti e allenatori ma alla fine è il più amato dagli italiani anche a oltre dieci anni di distanza da quando ha appeso le scarpe al chiodo. Si, perché Roberto … Continua a leggere

Il calciomercato fabbrica delle illusioni

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Si, è vero il calciomercato ci ha cambiato la vita. Ovviamente è una riflessione in senso sportivo ma negli ultimi anni le abitudini del tifoso sono diventate schiave della compravendita dei calciatori. Un tempo si aspettava il 15 luglio con sigaretta e asciugamano sulla sdraio per leggere gli ultimi colpi e soprattutto le rose che da li  fino a ottobre sarebbero rimaste inalterate. Niente mercato di gennaio, niente plastica facciale delle squadre in corsa al massimo un ritocchino e via. Ovvio tutto cambia e non possiamo restare fermi. L’apertura delle frontiere, la legge Bosman, la figura sempre più rilevante dei procuratori ha allargato gli interessi. Oggi facciamo calciomercato h 24 per 365 giorni all’anno con alcune reti tematiche che vivono su questo tema. La quantità non è mai sinonimo di qualità. Gli affari specialmente a gennaio sono quasi sempre di basso profilo oppure se arriva un gran colpo difficilmente può cambiare le sorti di una squadra.

I tifosi con spontaneità si fanno sempre prendere dal nome ma anche a livello di passione popolare il calciomercato realmente interessa poco, ormai è routine quotidiana. Nessuno ad esempio si sognerebbe di scendere in piazza al grido di o Zico o Austria quando la federcalcio voleva impedire il trasferimento dell’asso brasiliano a Udine oppure nessuno farebbe tumulti se una “bandiera” finisce a una rivale storica o a una pretendente allo scudetto. Penso a Roberto Baggio quando passò dalla Juventus alla Fiorentina ma anche a Giuseppe Signori. Nel 1995 i tifosi laziali impedirono il trasferimento dell’attaccante bergamasco al Parma bloccando letteralmente la città. Gesti sicuramente poco ortodossi ma termometro di un interesse talvolta esagerato ma reale. Oggi al massimo ci si arrabbia davanti alla tastiera. Non si tratta di essere nostalgici e rimpiangere il passato ma se facciamo un bilancio attento ci rendiamo conto che siamo dentro ad una specie di grande fratello della chiacchiera. Il tanto rumore per nulla la fa da padrone.

Il futuro è già adesso con i nuovi fondi d’investimento che porteranno ad un’altra rivoluzione dove il peso delle società su un giocatore sarà ancora più leggero. Siamo passati da presidenti padri e padroni a manager che gestiscono in toto l’immagine del calciatore. Non era sicuramente bello trovarsi di fronte a scene come quella della cessione  di Roberto Boninsegna dall’Inter alla Juventus all’insaputa del calciatore, in vacanza a Forte Dei Marmi con la moglie nell’estate del 1976, da parte del presidente nerazzurro Ivanoe Fraizzoli. Adesso il dominio  dell’entourage dell’atleta nei confronti di chi lo paga e contribuisce ad accrescere la sua fama è diventato totale e non è certo una risorsa per il mondo del calcio che rimpingua le tasca dei soliti noti. Senza contare gli affari che vengono fatti con i giovanissimi calciatori in quella che ormai a tutti gli effetti è una fabbrica delle illusioni.