I grandi Cronisti: Beppe Viola

Ironico, intelligente, sarcastico, innovatore. Questo e molto altro era Giuseppe, detto Beppe, Viola. Uno di quelli cresciuti con Gianni Brera e che  ha lasciato un vuoto nel pubblico per la grande popolarità derivata dal suo saper bucare lo schermo ed essere non solo cronista, ma anche scrittore e fine umorista. Fu grande amico di Enzo Jannacci con cui scrisse alcune canzoni.

Milanese doc classe 1939, inizia a lavorare a metà anni 50 per l’agenzia sport informazione. Entra in Rai nel 1961 dove lavorerà per oltre vent’anni. Principalmente si occupa di calcio e di ippica, le sue grandi passioni, ma anche di Rugby e di altri sport.

Beppe Viola  è stato soprattutto il cantore di una Milano operaia e frenetica, ben lontana dalla quella da bere degli anni ottanta. La Milano dei tram e delle fabbriche, come nella celebre Angelina e la fabbrica scritta con Jannacci, di chi veniva dal sud, la Milano del derby, inteso come locale, e la Milano delle osterie e della stazione centrale. La Milano dei bar, dove il sabato andava a giocare con scarsi risultati la schedina e tutti gli chiedevano conto a lui che se ne intendeva.

La Milano di San Siro alla domenica: prima una puntatina a giocare all’ippodromo, poi al lavoro allo stadio come voce di Tutto il calcio minuto per minuto, a cercare di capire se un suo cavallo avesse vinto. Tifava il Milan e non lo nascondeva, al contrario di tanti colleghi che auto censuravano la fede calcistica al contrario di Brera amava Gianni Rivera, storica una sua intervista in tram alla vigilia di Natale del 1978: ” Sono passati una ventina di governi,  la minigonna, i platters, i cantautori il primo uomo sulla luna, lascia o raddoppia il centrosinistra ma lui è sempre li. Dicono i suoi nemici che ha fatto fuori più presidenti e allenatori che piatti di minestra e fidanzate più o meno ufficiali. I fedelissimi sono convinti sia eterno come babbo natale, sicuramente batterà in resistenza anche John Travolta”.

Dopo un derby desolante e squallido finito 0-0 nel marzo 1977 ha avuto la geniale idea di mandare in onda un filmato di un derby del 1963, il primo di Sandro Mazzola che invece in quel 77 era al capolinea. E’ stato uno dei pochi giornalisti tollerati dagli azzurri di Spagna 82, massacrati prima e idolatrati dopo il successo. Piaceva proprio per quel suo modo di fregarsene di seguire la corrente,  di dire la sua senza giudicare. In un’intervista chiese a Graziani se c’erano omosessuali in nazionale, un argomento tabù ancora oggi che lui trattava con leggerezza divertendo lo stesso ciccio che rispose: ” Non credo ci siano omosessuali tra noi, anzi direi  il contrario”, e Viola: ” che significa? che se danno da fa?”.

Come Brera dava sopranomi e si divertiva spesso a mettere in difficoltà i suoi ospiti quando conduceva la domenica sportiva in studio. Fece arrabbiare e non poco Egidio Calloni, attaccante del Milan, da lui ribattezzato lo sciagurato Egidio.

Un linguaggio sempre innovativo e contrario alla via più facile, sempre alla ricerca di nuove soluzioni e poco incline alle genuflessioni e all’esaltazione di chi sta in alto. Una frase di Gianni Mura lo descrive benissimo: Per lui intervistare il presidente della repubblica oppure il primo che passava per strada era la stessa cosa”.

Ha scritto la sceneggiatura e i dialoghi di Romanzo popolare sempre con Jannacci e recitato al cinema con Ugo Tognazzi, facendo un breve cameo. Sempre con Tognazzi si ricorda una bella intervista in un suo reportage sulla mille miglia, ormai andata in pensione da anni.

Era dipendente Rai ma non servo fedele, si creava le antipatie di chi stava ai piani superiori per quel suo esser diretto e parlar chiaro e far valere i suoi diritti. Andava avanti perché era un lavoratore scrupoloso e troppo bravo per esser scaricato. Conduttore della Domenica sportiva per anni, metteva spesso in imbarazzo i suoi ospiti prendendoli in giro, facendo sudare persino l’arbitro Casarin. Un’altra intuizione fu  Magazine, un’agenzia giornalistica sportiva ideata da lui a fine anni 70, dove scriveva pezzi che poi venivano girati a varie riviste

La sera del 17 Ottobre 1982 mentre stava montando il servizio della partita Inter-Napoli, che aveva commentato nel pomeriggio, accusa un malore improvviso e se ne va così, senza far rumore.

Il giorno dopo su Repubblica la penna di Gianni Brera lo ricorda così:” Era nato per sentire gli angeli e invece doveva, oh porca vita, frequentare i bordelli. (…) Povero vecchio Pepinoeu! Batteva con impegno la carta in osteria e delirava per un cavallo modicamente impostato sulla corsa; tirava mezzo litro e improvvisava battute che sovente esprimevano il sale della vita. Aveva un humour naturale e beffardo: una innata onestà gli vietava smancerie in qualsiasi campo si trovasse a produrre parole e pensiero. Lavorò duro, forsennatamente, per aver chiesto alla vita quello che ad altri sarebbe bastato per venirne schiantato in poco tempo. Lui le ha rubato quanti giorni ha potuto senza mai cedere al presago timore di perderla troppo presto. La sua romantica incontinenza era di una patetica follia. Ed io, che soprattutto per questo lo amavo, ora ne provo un rimorso che rende persino goffo il mio dolore”.

Lasciò la moglie, 4 figlie e un vuoto incolmabile nel mondo del giornalismo italiano e non solo. Magari un giorno lo troveranno davanti ad un fumoso locale di jazz a cantare insieme ad Enzo Jannacci. Quelli che….non si dimenticano.

 

 

I grandi Cronisti: Beppe Violaultima modifica: 2014-08-08T11:53:16+00:00da chiava77
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